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Il futuro di Ostia secondo Sel

print12 novembre 2013 20:34
(AGR) Quando si parla del litorale dell'area metropolitana di Roma, del suo diretto “affaccio” sul mare, si parla di Ostia e del suo ormai enorme entroterra abitato, con il quale condivide l'appartenenza al X municipio ed una popolazione di circa 300.000 abitanti che ne fa una media città italiana. - afferma Leonardo Ragoszzino, responsabile Sel Litorale -Ma pur occupando la sua area un sito naturalistico di gran pregio, pur avendo ospitato nell'antichità il multietnico e multiculturale porto di Roma ed emporio del Mediterraneo, le cui testimonianze sono custodite oggi nel prestigioso parco archeologico di Ostia antica, pur trovandosi in una posizione urbanistica strategica per la capitale, non riesce ad uscire da una crisi di identità urbanistica che è soprattutto di vocazione culturale.

E' sicuramente un problema moderno, laddove sin dalle prime decadi del secolo scorso si era sempre in bilico tra due opposte idee di sviluppo: una legata all'edificazione di un grande porto (Paolo Orlando, 1909) che prefigurava quindi un futuro industriale ed un'altra,che oggi potremmo leggere come orientata al turismo culturale, che prevedeva un modello di città giardino all'inglese, grazie al lavoro dei più grandi architetti dell'epoca (1916, vedi anche Piacentini) mobilitatisi per dare forma a questo progetto che coniugava l'idea della bellezza con quella dello sviluppo. Nessuna delle due ha trovato una vera concretizzazione.

Questa mancanza di “visione”, questa incapacità a prefigurare con coerenza e determinazione un progetto di futuro, c'è stata sino ai giorni nostri, con qualche sporadica eccezione. Ne è venuto fuori perciò un luogo con una essenza periferica ibrida, con alcune luci e molte ombre.

Un luogo con una potenziale enorme offerta turistico culturale ma con invece una autopercezione pendolaristica e marginale rispetto al centro storico della capitale e dei suoi quartieri del quadrante sud ovest. Un luogo con subdole infiltrazioni mafiose (vedi l'operazione Nuova Alba dello scorso luglio con 50 arresti sul territorio) e una altissima densità di associazioni culturali e di volontariato e di soggetti impegnati sui temi del sociale,la cultura e l'ecologia. Un quartiere che con la più grande area di verde urbano d'Europa e l'alta natalità e per la variegata presenza di comunità straniere rappresenta davvero un laboratorio del cambiamento.

Essere lo sbocco al mare di Roma, può e deve invece calamitare risorse ed investimenti per la formazione e la creazione di nuovi posti di lavoro legati alle economie del mare ed al marketing culturale del territorio. Una industria dei servizi per la Roma Mediterranea e un X municipio capace di raccogliere la sfida che tante smart city europee hanno colto.

La nuova amministrazione municipale, che ha iniziato col piede giusto con la pedonalizzazione del lungomare, deve continuare ad investire in questo senso assieme agli altri enti locali, sforzandosi di fissare un percorso che, nel corso dell'attuale consiliatura, identifichi e programmi esattamente il modello il futuro che intende consolidare. Per evitare interventi a macchia di leopardo e ulteriori distonie strutturali, c'è bisogno di buone idee e di buona politica, unite alla capacità di tradurre le idee in prassi, l'aurea mediocritas in eccellenza.

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